Google deve il suo successo non solo per le sue origini di motore di ricerca, ma anche e soprattuto per l'ampio ecosistema di servizi web che ha costruito intorno al proprio marchio: mappe, statistiche, email, streaming video, sistemi operativi mobile...
Meno conosciuto è DFP, ovvero DoubleClick for Publisher, disponibile non solo inversione premium (a pagamento) ma anche gratuitamente.
Contrariamente a quanto si possa pensare, il valore della pubblicità sul web ha subito un'implosione enorme subito dopo il boom della internet generation. Ereditando il classico sgnificato pubblicitario televisivo, dove "basta apparire" per ottenere un riscontro d'immagine, la pubblicità web si è presto scontrata con una dura realtà: su internet non serve riempire spazi pubblicitari di psichedelici banner grafici, non ha importanza piazzare a caso il proprio marchio, ma l'unica realtà è totalizzare, canalizzare e ottimizzare sempre più click.
Il web si è presto evoluto e mentre dieci anni fa cliccavamo senza pensare su qualsiai banner pubblicitario, ora selezioniamo attentamente ogni messaggio pubblicitario concedendo pochi click in relazione all'intensa mole di messaggi che ci viene proposta.
Google è stata la prima azienda a capire l'importanza di offrire servizi pubblicati, tramite AdWords, che sapessero associare messaggi pubblicitari a contenuti web affini, ottenendo un enorme successo e un riscontro economico smisurato.
La promessa di Google è quella di offrire un valido strumento dedicato ai webmaster per gestire, pianificare e ottimizzare gli spazi pubblicitari sui propri siti, controllando ordini, inserzioni, statistiche e crescita del flusso pubblicitario prodotto.
Sostanzialmente si tratta di un tool online, accessibile attraverso la registrazione a Google, fruibile grazie ad un qualsiasi browser. Gli strumenti a disposizione sono molti, dalla sincronizzazione della pubblicità con i canali AdSense alla rotazione programmata di banner grafici, dalla definizione di utenti secondari per la gestione di determinate campagne alla visualizzazione di approfondite statistiche sula resa pubblicitaria.
Integrare DFP sul proprio sito è davvero semplice: dopo aver configurato spazi e campagne attraverso i tool online, è sufficiente copiare poche righe di codice javascript nelle proprie pagine web: si occuperà di tutto Google. Dopo aver caricato la pagina, il browser si occuperà di ereditare i banner selezionati rispettando impostazioni e logiche pubblicitarie configurate a monte, riempiendo ogni spazio con cura, senza causare rallentamenti alla navigazione web.
Fin qui sono tutte rose e fiori. Tuttavia devo sottolineare una nota dolente relativa a DFP: è terribilmente macchinoso. Eccessivamente macchinoso.
Il problema è che DFP, nella sua veste gratuita, si presenta come un tool estramente complesso (e, ci tengo a sottolinearlo, molto potente e curato) adatto però più a una clientela esperta che ad un gestore web che desidera ottimizzare i propri spazi pubblicitari. Se Google Analytics è un esempio perfetto di flessibilità, semplicità e accuratezza, DFP è più un servizio dall'approccio iniziale gelido e lento, che si fa apprezzare solo dopo numerosi test e che, forse proprio a causa della sua macchinosità, non ha ancora fatto parlare molto di sè.
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